Monitorare la Post-verità: una sfida possibile

Quando un anno fa il termine “post-verità” fu dichiarato parola dell’anno da Oxford Dictionaries (come ricorda il Prof. Antonio Nicita su Repubblica del 23 ottobre) qui a Data Stampa la questione non fu una sorpresa. La visione, naturalmente, è quella privilegiata di chi ha, quotidianamente da decenni, un punto di vista privilegiato non solo sui tradizionali mezzi di comunicazione, ma sui nuovi linguaggi e i nuovi media.

Perché se è vero che post-verità si colloca a metà tra informazione puntuale e libertà comunicativa, scadendo a volte nelle fake news e nella manipolazione delle notizie, è anche corretto affermare che sono i social network, soprattutto Facebook e Twitter, il luogo in cui essa si manifesta. Post-verità non è però solo un concetto negativo, anzi. E’ comunicazione emotiva, che nasce dall’interiorizzazione dei fatti per restituirli “scardinati”, “masticati”, interpretati secondo il proprio vissuto: pancia o cervello che sia.

È una parola che ha un forte peso culturale: descrive perfettamente un’epoca, la nostra, in cui conta l’apparenza e non la sostanza, in cui si dà molta importanza a quello che circola nella Rete. È la consacrazione dell’opinione da bar a opinione fondata, e tutto portato su scala mondiale” spiega Marco Biffi, docente di linguistica italiana all’Università di Firenze e responsabile dei progetti digitali dell’Accademia della Crusca.

Difficile individuare, quindi, dove finisca l’informazione vera e propria e dove cominci, invece, la post-verità: difficile per algoritmi e software, data la complessità della lingua italiana, che non riescono ad oggi a cogliere con puntualità le sfumature di frasi idiomatiche e il senso di quella che non è più notizia, ma un racconto di essa. Solo l’uomo è oggi in grado di leggere e analizzare un testo complesso, la macchina al contrario non è ancora in grado di comprenderne il lessico, l’ironia, i rimandi, le inferenze.

Proprio per questo il nostro staff aggiunge la propria esperienza e know-how aggiungendo alle capacità del software anche la componente umana. L’obiettivo è quello di offrire ai nostri clienti un valore aggiunto ai servizi di rassegna stampa, di rassegna audiovisiva, web e social. Non è raro infatti, che chi si rivolga a Data Stampa chieda di avere segnalazioni differenti, che – è il caso del monitoraggio web e social – evidenzino post e tweet con valutazione del sentiment o che rilevino dichiarazioni, interviste, analisi, commenti – è il caso dell’audiovideo –  di satira.

Un lavoro certosino che supporta il lavoro della comunicazione e del marketing dei nostri interlocutori e che fornisce loro una base di informazioni certe in grado di influenzare le scelte strategiche da intraprendere. Un lavoro compiuto da operatori esperti, da redattori abituati a monitorare e ad analizzare ogni tipo di linguaggio, riferiti a diversi settori merceologici e a coglierne i dettagli, anche quando questi non sono totalmente chiari. Se a questo si aggiunge anche il monitoraggio di trend della rete in evoluzione, il quadro è completo.

“Qui sentimentiamo”, capita di sentire quando si cammina per i corridoi, un’espressione leggera che ben descrive il nostro approccio al lavoro, la nostra passione e professionalità per quel che facciamo tutti i giorni mantenendo sempre altissima la qualità del servizio.