Robot e informazione - verso un mondo in bianco e nero

Robot e informazione: verso un mondo in bianco e nero

Tutto uguale. Senza riflessioni, senza critiche, senza analisi. Il rischio c’è ed è ogni giorno più concreto e più vicino. L’Economia del Corriere della Sera è solo l’ultimo giornale a informarci che l’esercito dei robot avanza. E non solo nelle attività più puramente manuali – dove pure un aiuto può essere interpretato positivamente. I nuovi robot sono dei giornalisti: veri e propri reporter artificiali che, secondo il progetto Radar della Press Association finanziato da Google, puntano a produrre ogni mese 30mila articoli a costo minimo per giornali locali e online, attingendo da ricchissime banche dati.

Senza voler necessariamente sottolineare l’evidente deriva verso clamorose fake news (già sperimentata  negli USA) causata magari da un’errata “lettura” e da una “sintesi” equivoca (date sbagliate, nomi incrociati male, omonimie, sarcasmi male interpretati), la questione resta quella atavica: le differenze tra l’attività umana e quella artificiale.

Differenze che potrebbero essere superate se il giornalista si occupasse semplicemente di narrare i fatti, di mettere uno dietro l’altro accadimenti e dichiarazioni, se non aggiungesse aggettivi o metafore o rimandi o previsioni. Potrebbero essere ignorate se dietro ogni articolo non ci fossero storie prima ascoltate, indagate, scandagliate, poi interiorizzate e rielaborate secondo vissuti e stili personali , quindi, differenti.

Per noi che ci occupiamo di monitoraggio media il tema non è banale e la differenza non è minima. Prima di tutto, perché con notizie selezionate e raccontate tutte allo stesso modo, che bisogno ci sarebbe di una molteplicità di testate e di firme? Dove sarebbe il valore aggiunto? Quale sarebbe la peculiarità di una rassegna piuttosto che di un’altra? Perfino gli scenari settoriali (economia, politica, ambiente, tecnologia, sanità) si ridurrebbero a un mero elenco di fatti senza sfumature.

In secondo luogo – e la questione ci riguarda ancor più da vicino – la battaglia è tra automazione e uomo, tra meccanicizzazione e individuo. In una società come la nostra le macchine certamente ci sono, software sviluppati in house che ogni giorno aggiorniamo e testiamo in base alle esigenze dei nostri clienti. Non basta! Data Stampa ritiene che non sia sufficiente. Ed è un valore, questo, sul quale non intendiamo scendere a compromessi, convinti che ciascuno, nel proprio settore, non possa e non debba rinunciare alla competenza, al bagaglio umano, a quelle peculiarità singole che rendono un’azienda differente dall’altra. Abbassando la qualità è l’intero mercato che ne risente.

Giornalisti, comunicatori, pr, addetti alle pubbliche relazioni, cronisti, commentatori, spin doctor, editorialisti dovrebbero indignarsi dinanzi all’idea che l’informazione possa eliminare il fattore individuale. Ma, più di tutti, a indignarsi dovrebbero essere i lettori, perché finirebbero a essere informati di un mondo in bianco e nero, di una realtà che non ha alcuna tonalità e alcun altro colore.