Quando è la pubblicità a fare (una) notizia

Quando è la pubblicità a fare (una) notizia

Sono tante le strade che un fatto può percorrere prima di trasformarsi in notizia.

Può nascere già “bell’e confezionata”, da un sit-in, una protesta, un episodio di cronaca, un gossip. Può essere creata ad arte dal titolo di un giornale, può montare se dibattuta in talk televisivi, può diventare virale col tam tam di Rete e social. Più raramente ma a volte in maniera più efficace e duratura,  può essere creata dal genio di un pubblicitario.

Una società come Data Stampa – che monitora l’intero panorama delle notizie e dei mezzi di comunicazione, a eccezione della pubblicità (per ovvi motivi) – si accorge del “viaggio” di una notizia immediatamente, perché se la ritrova tra gli articoli, i siti, i post, gli hashtag, le trasmissioni tv e radio, le analisi, perfino tra le richieste di monitoraggio dei clienti.

Quello del Buondì Motta è solo l’ultimo dei casi: un meteorite colpisce una madre intenta a potare rose che ironizza sull’esistenza di una merendina “leggera, golosa e invitante”. Un finale inatteso ed “esplosivo” in tutti i sensi. Infuriate le mamme di tutt’Italia, contenti – pare – i direttori marketing e comunicazione dell’azienda: incuriositi da giorni gli altri media.

Dal 1 settembre a oggi – una settimana esatta – sono oltre 40 gli articoli di carta stampata pubblicati e 12 i passaggi in radio. E tuttavia, sono i numeri di web e social a impressionare: 27mila e 500 tra articoli, lanci Twitter, post pubblici di Facebook e segnalazioni Instagram, con 230mila azioni di engagement (like, condivisioni, commenti) e un picco il 2 settembre.

La notizia porta con sé messaggi (o contro-messaggi) etici: colpita e affondata la famiglia tradizionale, canzonata la figura della madre perfetta che cura giardino e prole. Ironia e cinismo, insomma, che, come in ogni problematica dei giorni nostri, rappresentano un solo punto di vista, una sola chiave di lettura. Perché, proprio a immagine e somiglianza della realtà, il concetto di famiglia non è definito e definibile, non è univoco e inconfutabile, non più: da un lato madri e padri affettuosi con figli ben educati, dall’altro figure genitoriali che non hanno tempo per faccende domestiche e lunghe colazioni; da un lato la sacralità di certi valori che anche il mercato globalizzato ribadisce, dall’altro il disordine della modernità. Da una parte la famiglia tradizionale della Barilla, dall’altra il meteorite della Motta.

Partono così le pubblicità, da un concetto che intendono esaltare: partono e ci arrivano, attraverso il piccolo schermo e storie sempre meglio sceneggiate. E partono dalle pubblicità certe riflessioni sociologiche cui assistiamo e che leggiamo. Tanto che perfino un programma cult come Blob ha inserito il 5 settembre le scene della pubblicità Motta: sintesi di una discussione, e punto di partenza.

Qui a Data Stampa monitoreremo il sequel: della pubblicità (già programmato) e delle pubblicazioni (ne siamo certi!).