Non c’è comunicazione senza pubblicità. E viceversa.

Difficile stabilire quando la pubblicità sia nata. La promozione di attività, di beni e servizi nasce probabilmente con l’uomo, e fin dall’antichità le insegne sulle botteghe degli artigiani e le frasi urlate da venditori ambulanti ne rappresentano un esempio. E’ tuttavia con la nascita della stampa che si consolida un mercato destinato a espandersi e a diventare indispensabile nel settore dell’informazione.

Già nel 1863 Attilio Manzoni fondò la prima concessionaria, che al concetto di pubblicità seppe affiancare quello di creatività. Il sentiero era dunque tracciato, e nel corso dei decenni è riuscito con eccellenti risultati a innestarsi sui diversi strumenti della comunicazione. Se dapprima infatti si parla semplicemente di inserzioni a pagamento su giornali e riviste (sopravvissute ancora oggi), alla fine degli anni ’50, in televisione, nasce lo spazio interamente dedicato alla pubblicità, “Carosello”. In onda ogni sera, alle 20.50 sul Programma Nazionale (allora unico canale Rai), Carosello durava all’inizio10 minuti, con quattro short dello spazio massimo di due minuti e quindici secondi (64 metri e venticinque centimetri di pellicola). Ogni spazio era venduto alle aziende a un milione e cinquecentomila lire.  Tutti i più grandi attori, registi, cantanti e disegnatori “lavoreranno a” Carosello. Si calcola che, nel 1976, Carosello giungerà a inchiodare davanti al video fino a 19 milioni di telespettatori. Cambia la storia della pubblicità in Italia, cambia la comunicazione: perché cambia la narrazione. Anzi, ne nasce una nuova: la pubblicità racconta i marchi attraverso delle storie, vere e proprie sceneggiature, e non prescinde dalla società e dai suoi mutamenti.

Gli anni Ottanta – con una situazione economica non particolarmente positiva, la stagnazione dell’economia, l’inflazione, la crisi industriale diffusa, l’elevato costo del denaro che frena gli investimenti e l’aumento della disoccupazione –  nascono all’insegna della competitività delle aziende che cercano strategie efficaci per raggiungere un numero sempre più elevato di “clienti”.  La pubblicità e le promozioni divengono strumenti molto importanti all’interno del marketing mix delle aziende. Cambia di nuovo la narrazione, si rafforza la grafica, muta e si fa più agguerrito il linguaggio. E’ negli anni Ottanta che nascono le prime “saghe pubblicitarie”, réclame a puntate, di cui lo spettatore-utente tiene il filo.

La trasformazione più significativa degli ultimi anni è rappresentata sicuramente dai social. Il messaggio pubblicitario chiaramente non cambia, e sempre più continua a inserirsi all’interno dell’attualità con temi di produzione rapidissimi, con concept geniali, testimonial rubati al mondo del cinema, dello sport, dello spettacolo, influencer che “esportano” marchi e prodotti. E tuttavia cambiano i mezzi: arriva la Rete, arrivano i giornali online. Arrivano le immagini. Tutte le aziende oggi non possono fare a meno di una pagina Facebook o di un account Instagram (il preferito dalle aziende per la capacità di comunicare attraverso le fotografie). Sempre più l’ufficio marketing si sovrappone a quello della comunicazione. La pubblicità non può prescindere dalla comunicazione e questa non ha senso se non incrementa le vendite.