LA STORIA DELLA TV: DALLE SILHOUETTE AL MAESTRO MANZI

Proviamo a chiudere gli occhi. E’ il 25 marzo 1925, siamo nel centro commerciale Selfridges di Londra. L’ingegnere John Logie Baird pubblicamente mostra le prime immagini in movimento, le cosiddette silhouette. Già questo dovette apparire come un miracolo ai londinesi intenti a fare acquisti.

La trasmissione a distanza di immagini in movimento con una vasta gamma di grigi, in bianco e nero, fu poi realizzata il 2 ottobre 1925: il volto di un giovane uomo, 30 linee, 5 immagini al secondo. Nel 1927 Baird “portò” la televisione da Londra a Glasgow, utilizzando una semplice linea telefonica in cavo. Nel 1928 realizzò la prima trasmissione televisiva transoceanica, da Londra a New York. Era nata la televisione elettromeccanica, già nel 1933 completamente sostituita dalla televisione elettronica, utilizzata ancora oggi: sia l’apparecchio di ripresa delle immagini che quello di visione sono realizzati con il tubo a raggi catodici, inventato dal fisico tedesco Ferdinand Braun nel 1897.

Le prime prove di diffusione della televisione in Italia furono effettuate a partire dal 1934, e solo nel 1949 ci fu una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano; il servizio regolare, però, cominciò soltanto dal 3 gennaio 1954, a cura della RAI, naturalmente in bianco e nero, anche se, già da due anni, a Torino e a Milano si producevano e venivano trasmessi programmi sperimentali, sceneggiati, telegiornali e spettacoli di intrattenimento. La tv degli esordi è una finestra sul mondo che per la prima volta mostra luoghi e realtà sconosciuti, una sorta di via d’uscita dall’isolamento e dalle piccole realtà, un’occasione per poter sognare e immaginare vite diverse.

I quotidiani e la stampa specializzata (Radiocorriere, Radio Industria, Radio e televisione, L’antenna) registrarono con tempestività i progressi del nuovo media, fornendo cronache dettagliate delle diverse dimostrazioni alla Mostra nazionale della Radio e alla Mostra di Leonardo e delle Invenzioni. La tv cominciava a entrare nel mito, oltre che nelle case di milioni di italiani, che grazie ad essa impararono l’italiano, si appassionarono allo sport, alla musica, alla cultura, si sentirono parte della costruzione dell’identità del Paese. Si pensi solamente alle trasmissioni di Mario Riva “Il Musichiere” e di Mike Bongiorno “Lascia o raddoppia?”.

Negli anni ’60, con il boom dell’economia italiana, il televisore divenne un accessorio sempre più diffuso, anche tra le classi sociali meno agiate, alle quali furono diretti programmi come “Non è mai troppo tardi” (1959-1968), condotto dal maestro Alberto Manzi, il maestro di tutti, che avrebbe aiutato quasi un milione e mezzo di adulti a conseguire la licenza elementare. Tanti furono i personaggi di cui è stata dura, nei decenni, raccogliere l’eredità: per quella funzione didattica e sociale che ebbero tra la gente, per il sentimento di unità che seppero creare, per i valori condivisi, l’affetto, la discrezione, l’allegria che seppero donare alle case italiane. Ne è esempio Padre Mariano, sacerdote divenuto popolare in televisione nel 1955, con “Sguardi sul mondo”, rubrica religiosa che nel 1959 divenne “La posta di Padre Mariano”, una nuova forma di evangelizzazione tra la gente.