LA RADIO SPAZIO DELL’INTIMITA’

La produzione di onde elettromagnetiche, alla fine dell’Ottocento, è attribuita a Heinrich Hertz, che seppe applicare alle sue intuizioni gli studi degli anni precedenti sul carattere ondulatorio della luce, dell’elettricità e del magnetismo di James Maxwell. Guglielmo Marconi raccolse l’eredità dell’epoca e, prima teorizzando il sistema di trasmissione senza fili d’informazioni a grandi distanze, riuscì, nel 1901, a trasmettere la lettera /s/ attraverso l’Atlantico.

E’ nel 1920 che nasce la radio come mezzo di comunicazione di massa: il 23 febbraio 1920 la stazione Marconi di Chelmsford in Cornovaglia trasmise il primo regolare servizio radiofonico della storia, due ore consecutive al giorno per due settimane. Nel 1922 gli Stati Uniti contavano 187 stazioni, un pubblico in espansione e 750mila ricevitori funzionanti. In Gran Bretagna, nello stesso anno, nasceva la BBC, la più antica radio del mondo.

Fu Costanzo Ciano, ministro delle Poste nel primo governo Mussolini, che comprese le potenzialità del nuovo strumento e favorì la nascita, il 6 ottobre 1924, della prima emittente del Belpaese, con monopolio dello Stato: l’Unione Radiofonica Italiana. L’Agenzia giornalistica Stefani è designata dal governo come l’unica fonte delle notizie che l’URI può trasmettere. Sede unica: Roma, quartiere Parioli. Nel gennaio 1928 l’URI diventa EIAR, l’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. L’evento rappresenta l’atto di nascita della radiofonia in Italia che inizia ad imporsi come mezzo di comunicazione di massa e che come tale verrà utilizzato dal regime. Tra il ’24 e il ’29 si comincia a trasmettere anche da Milano, Napoli e Torino. Dopo la guerra, dopo i bombardamenti, dopo la distruzione, la radio partecipa alla Ricostruzione: vengono ricostruiti gli impianti di diffusione, il prezzo degli apparecchi scende vertiginosamente e la radio entra nelle case della maggioranza degli italiani. Nel 1949 nasce la RAI (Radio Audizioni Italia) e la radio inizia il suo periodo d’oro. Nel 1951 viene trasmessa in diretta la prima edizione del Festival di Sanremo. La musica, l’alfabetizzazione, il ciclismo, il calcio: il miracolo. La radio interpreta la nuova Italia, le presta la propria voce, le racconta dove si sta andando. Gli anni ’70 son gli anni rivoluzionari, quelli delle radio libere e della voglia di raccontare la parte intima di un mondo giovanile in evoluzione; negli anni ’80 si moltiplicano le radio private: professionalità dei conduttori radiofonici, la qualità dei programmi, le dimensioni degli studi. Dal 2000 si diffonde la nuova tecnologia DAB (Digital Audio Broadcasting) che lancia la nuova “radio del duemila”. Neppure l’avvento della tv è riuscita a ridurne il fascino. Anzi, la radio mantiene e suggella il proprio spazio: è lo spazio dell’intimità e dell’introspezione.

Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, evidenzia lo specifico valore della radio: la radio “è un pieno di parole”, basata sull’ udito al contrario degli altri mezzi, che puntano sulla vista. E’ essenzialmente lingua parlata, comunicazione veloce, familiare, non invasiva, meno impegnativa, un flusso che accompagna e fa da sottofondo al tempo della quotidianità. La radio evoca, racconta, sublima, scandisce, ma resta in disparte, non si impone, non pretende, non interrompe.