IL 33 GIRI COMPIE 70 ANNI, TRA POESIA ED ETERNO RITORNO

Dici vintage, e l’associazione è immediata. Perché c’è un solo oggetto che, pur con la sua veneranda età, non smette di rimanere alla moda.

E’ il 21 giugno 1948 quando a New York, al Waldorf Astoria Hotel, la Columbia Records annuncia la nascita di un nuovo formato per dischi: un cerchio in vinile da 12 pollici (circa 30 cm di diametro) in grado di contenere oltre 22 minuti di musica per lato, con una velocità di rotazione, appunto, di 33 giri (precisamente 33 e ⅓) al minuto con la quale vengono riprodotti. Viene soppiantato il 78 giri in gommalacca grazie alla migliore qualità e durata del vinile: è una delle più grandi innovazioni dai tempi del disco di Emile Berliner.  Appena una settimana dopo vengono rilasciati nei negozi i primi veri Lp – Long palying – che, entro la fine dell’anno, furono venduti in più di un milione di copie: altre etichette discografiche furono spronate a trovare soluzioni capaci di competere con il nuovo formato musicale. Neanche un anno dopo, la Rca presenta il suo 45 giri in sette pollici di diametro.

La riproduzione degli LP avviene attraverso il giradischi: il brano musicale è riprodotto grazie a una puntina in diamante o zaffiro inserita nella testina che trasmette per via meccanica le irregolarità del solco inciso sulla superficie del disco a un complesso elettromagnetico, trasformando il movimento in corrente elettrica. I principali tipi di testina magnetica sono a bobina mobile (moving coil o MC) e a magnete mobile (moving magnet o MM).

Difficile immaginare oggi cosa significò 70 anni fa l’introduzione del 33 giri, che modificò non solamente il modo di ascoltare, ma anche e soprattutto il modo di comporre pezzi musicali. Un disco in cui la durata di ogni facciata si allungava a più di venti minuti invece dei 3 minuti del 78 giri offrì a musicisti e cantanti la possibilità di eseguire più componimenti, di pensare e raccogliere quelle canzoni intorno a un filo conduttore, preparando in maniera graduale alla nascita dei concept album.

La magia di un disco appoggiato su un piatto che gira e riproduce suoni si impone nelle case degli appassionati di musica, che possono ora ascoltare anche 10-12 brani del proprio artista preferito. I necessari, replicati, cadenzati gesti compiuti per dare avvio al disco e l’atmosfera creata dalla strumentazione utilizzata mantengono ancora oggi intatto il proprio fascino, riuscendo ad attraversare i decenni e le generazioni senza perdere senso.

E’ il 1 ottobre del 1982 quando la Sony lancia sul mercato giapponese il CPD-101, il primo lettore di compact disc della storia. Il 33 giri (e il 45) vengono soppiantati dal nuovo supporto, più semplice da trasportare e da utilizzare, più capiente e resistente: nulla è stato più come prima. Eppure, come spesso accade, la modernità si paga in poesia e suggestioni, tanto che i giovani della società digitale non possono fare a meno di tornare al “cerchio” in vinile, tentando di respirare gli anni in cui ascoltarlo era una conquista e una rivoluzione, in cui l’atmosfera era più importante della comodità, quando alle note si associavano l’immagine e le emozioni di un piatto in movimento.