Fake News

Fake news, un problema anche per le aziende

Fake news, bufale, post verità: è l’argomento più in voga fra gli addetti ai lavori del mondo della comunicazione e del giornalismo. I più preoccupati della piega che sta prendendo tale fenomeno sono senza ombra di dubbio i politici, ma anche i dirigenti di azienda stanno iniziando a comprendere che il problema potrebbe toccarli, quanto prima, da vicino.

Le notizie false hanno un duplice scopo: generare click baiting, di conseguenza guadagno per i siti di atterraggio dei link, e screditare una persona, quindi anche un’azienda.

Essere artefici della produzione e pubblicazione di false informazioni sui concorrenti è chiaramente un aspetto privo di etica delle RP, ma dato che questa pratica è realizzabile con apposite strategie di comunicazione digitale, non tenerne conto è un lusso che i comunicatori moderni non possono non iniziare a tenerne conto.

Data Stampa, come agenzia di media monitoring, con un focus specifico sul digitale, ha spesso a che fare con tali notizie. La nostra divisione Web e Social ha una forte specializzazione proprio nell’individuazione di articoli “introvabili” dovuta a sistemi di crawling proprietari basati su un palinsesto di oltre 300.000 siti e blog, perché se il nostro compito è quello di rilevare articoli contenenti parole e argomenti di interesse del cliente, lo è ancor di più per quelli inaspettati, di cui quelli “falsi” sono i più importanti.

Pertanto, mentre le grandi piattaforme tecnologiche (Facebook, Twitter, Google, ecc.) e i legislatori stanno pensando ad un modo per arginare il fenomeno e i più pensano che il problema sia tutto nella diseducazione digitale degli utenti, la questione rimane aperta, e non attivare un sistema di monitoraggio adeguato può prestare il fianco ad una crisi reputazionale, che va quindi affrontata sul nascere avvalendosi di appropriati sistemi di alert.