Da Non è la Rai alla pay-tv: tutte le tappe delle tv commerciali

Il bagaglio lasciato in eredità dalle prime tv private degli anni Settanta era ricco e articolato: numerose trasmissioni artisticamente modeste, eppure capaci di coinvolgere un pubblico crescente. Tra le più famose si ricordano Il pomofiore e la Ciperita (esibizioni artistiche amatoriali votate dal pubblico in studio con il lancio di ortaggi); La bustarella (una sorta di Giochi senza frontiere in scala); Il Bingooo (presentato per un decennio da Villa): e poi il primo telegiornale “non Rai”, le dirette delle squadre di calcio e delle fiere e feste locali, i dibattiti sui temi del territorio, qualche film, i primi spogliarelli dopo la mezzanotte.

Ma ormai era passato un decennio dalla diffusione in tutta Italia di tv e radio libere, e tutto si era trasformato rispetto al settembre del 1974, quando il giovane e dinamico costruttore edile, Silvio Berlusconi, aprì TeleMilano. Le sperimentazioni stavano terminando. Nel 1990 la legge Mammì disciplinò l’intero settore, consentendo l’uso della diretta anche alle reti private. Il monopolio Rai era caduto.

Fonti ufficiali fanno riferimento, per la prima diretta, a Non è la Rai (9 settembre 1991, Canale5) con la conduzione di Enrica Bonaccorti dallo studio 1 del Centro Palatino. In realtà le prove generali erano iniziate mesi prima con la trasmissione di Iva Zanicchi, Estate5. Contemporaneamente, nell’estate del 91, anche il preserale di Canale5 si accendeva per la prima (e forse unica) volta in diretta con l’arrivo di Jocelyn e del suo Cos’è Cos’è, che vedeva la partecipazione di Antonella Elia. La prima serata della stagione 91-92 vide invece due programmi avviarsi al tramonto: la terza ed ultima edizione di Sabato al Circo condotta da Gerry Scotti e la quinta ed ultima edizione di TeleMike con Mike Bongiorno. Il 13 gennaio 1992, alle 20, Enrico Mentana conduceva il primo telegiornale in diretta della maggior emittente non statale a diffusione nazionale. Dopo Tangentopoli, all’Ente di Stato si sarebbe affiancato il polo Fininvest, con le reti Canale 5, Rete 4 e Italia 1. E a loro si sarebbe aggiunta La7, nata sulle ceneri della vecchia Tele Montecarlo.

Sul finire del primo decennio del nuovo millennio, il settore è oggetto di una nuova rivoluzione grazie al passaggio dal segnale analogico a quello digitale. In Italia, così come anche in moltissimi altri Paesi, permangono due tipi di tv: la quella pubblica, che trae i suoi proventi sia da trasferimenti dello Stato sia dalla pubblicità; e la televisione commerciale che raccoglie i suoi proventi principalmente dalla pubblicità. Sono anni in cui si diffonde con sempre crescente rapidità anche la cosiddetta ‘pay-tv’ (prima con Stream e Tele+, oggi con Sky dell’australiano Rupert Murdoch e Mediaset Premium) che impone un canone d’abbonamento e l’uso di un ‘decoder’, e la “pay per view” che dà la possibilità di acquistare singoli spettacoli. Intanto la televisione si specializza sempre di più. E’ del 2006 l’esperimento di Sky, che inizia a trasmettere eventi in alta definizione su quattro canali tematici. Veicolo per fare conoscere la nuova tecnologia sono le partite dei mondiali di calcio. La tv sempre più da allora è andata verso la specializzazione e la differenziazione dei contenuti: si pensi ai canali dedicati al Cinema, allo Sport, al Calcio, alla Musica, ai Documentari, ai programmi per bambini, alla Storia (e così via). Mediaset e Rai, naturalmente, non hanno potuto non adeguarsi alla nuova, vincente tendenza.