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Dall’addetto stampa all’influencer: tutto cambia per non cambiare mai

Cambiano definizioni e nomi, ma il mestiere è sempre lo stesso. Dal pr e addetto stampa all’influencer digitale lo scarto, di primo acchito, può sembrare incolmabile: per tecnologie, per linguaggio, per pubblico di riferimento, per strategie. Eppure è il messaggio, nella comunicazione aziendale/istituzionale, a farla da padrone, e il messaggio è sempre lo stesso: diffondere attività, reputazione, interventi del soggetto che si desidera comunicare.

Nella visione comune, si considera influencer un utente con migliaia di “fans” disseminati tra i vari social network. Ogni volta che condivide un post, un articolo, una foto o un video riesce a ottenere moltissime visualizzazioni grazie alla fiducia dei suoi “seguaci”. Può essere un giornalista, un esperto del settore, uno specialista della materia o semplicemente un personaggio pubblico, politico, dello spettacolo, che riesce a dare massima visibilità a notizie, prodotti e servizi, determinandone nella maggior parte dei casi il successo o il fallimento.

Un concetto nuovo, legato alla Rete e ai nuovi social network, oppure vecchio come il mondo, come il mondo della comunicazione almeno. Perché quello che oggi fanno gli influencer è il lavoro che più o meno, da sempre, cercano di fare gli addetti alle pubbliche relazioni e gli addetti stampa: creare dei contenuti, veicolarli, misurarne il successo.

Se per i nuovi social media like, visualizzazioni, condivisioni e commenti sono la misura del risultato più o meno positivo, per i veterani del mestiere lo sono i passaggi in tv, sui giornali, sui siti. Di più: l’addetto stampa può “guidare”, affidarsi, fornire informazioni, modellare messaggi che l’influencer, in tandem, potrà diffondere. Per l’uno e per l’altro professionista una società di media monitoring è indispensabile, seppure con le dovute differenze. Il monitoraggio, l’analisi delle reazioni, la raccolta delle “riprese” da parte dei media, tutti, sono le armi per potenziare e intervenire sulla propria strategia di comunicazione.

Ci si adatta ai tempi e alle nuove tecnologie, insomma, ma un PR che si rispetti – tradizionale o digitale – deve avere al suo fianco un partner che abbia gli strumenti e la capacità di intervenire su tutti i canali, e che sappia ben distinguere le varie modalità di diffusione di una notizia.